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Bed & Breakfast Il Nespolo - Furore Costa d'Amalfi -

 

Terra Furoris, ovvero Terra del Furore, è l'antico nome del paese e trae origine dalla furia delle acque del mare all'interno del fiordo. Seguendo i tornanti collinari di una strada incisa nel verde (l'Amalfi-Agerola) si arriva a Furore, "il paese che non c'è". Infatti, più che un paese, è uno sparso abitato, dove le case non stanno una accanto all'altra ma spuntano da costoni di roccia. Il borgo del Fiordo, invece, è ai piedi della rupe, lungo la statale Amalfitana fra Amalfi e Positano. Furore è un pozzo di desideri mitici, il respiro di una civiltà sul ciglio di una rupe pendente sul mare.

Edifici storici di pregio possono essere considerati, nel vallone interno del borgo, i due mulini e le due fabbriche di carta, interessanti esempi di archeologia industriale che utilizzavano la forza motrice dell'acqua. Accanto a quest'area si trovano i monazzeni dei pescatori, vecchi depositi di attrezzi. L'arenile incuneato in questa profonda insenatura ha svolto nei secoli una funzione di approdo per le imbarcazioni. Il borgo dei pescatori dopo una lunga decadenza è ora completamente restaurato. Singolare è la galleria d'arte en plein air costituita da oltre cento "muri d'autore", murales e sculture che fanno di Furore un "paese dipinto" che si racconta anche in questo modo.

Le chiese sono le uniche altre emergenze architettoniche: le quattro chiese di S. Giacomo, S. Elia, S. Michele e S. Maria, con i cupolini maiolicati dei loro campanili e gli affreschi recentemente venuti alla luce (un interessante ciclo di scuola giottesca in S. Giacomo). Ma è l'ambiente, la principale attrattiva di questo paese-non paese incorniciato da bellissime le vedute: gli ulivi, le vigne terrazzate sul profilo dei monti, i pergolati dei limoni con le reti tese sui pali, i tetti rossi e le colorate maioliche dei piccoli campanili, i coloratissimi fiori dei rovi selvaggi, e il mare - azzurro, sempre presente, laggiù in fondo, nella curva dell'occhio.

Riassumono il panorama del luogo i muri sbrecciati e arsi di sole, le erbe alte dei campi non coltivati, le barche tirate a secco, i tornanti della strada: altri punti di riferimento di un paesaggio sottratto all'abbandono, che può tornare a vivere in forza del suo stesso mito.

Testo tratto da  I Borghi più belli d'Italia - Furore -